Nutrizione – Dr.ssa Cultrera Concetta

LA LIQUIRIZIA PERCHE’ MANGIARLA?

La liquirizia significa “radice dolce” ed è dall’apparato radicale della pianta che si ottiene il classico “bastoncino” che si tiene in bocca e si si succhia per ricavarne tutta la sua aromatica dolcezza.

Le sue proprietà medicinali e dissetanti sono conosciute dai tempi antichi:

  • La liquirizia ha numerose proprietà antinfiammatorie ed espettoranti utili per combattere tosse e raffreddore.
  • Le sue radici aiutano a combattere i disturbi digestivi svolgendo  un effetto benefico sui disturbi infiammatori intestinali.
  • Ha proprietà lassative ed è di aiuto a chi soffre di pressione bassa, mentre chi soffre di pressione alta deve evitarla.  
  • Aiuta a combattere l’Helicobacter pylori, e tutte le forme di infezione da parte di questo batterio.
  • Viene utilizzata per combattere lo stress: grazie alla funzione di regolazione degli zuccheri nel sangue, alla liquirizia viene attribuita un’azione antistress che favorirebbe anche una migliore predisposizione al sonno.
  • E’ un valido aiuto durante la menopausa: La liquirizia, infatti,  è una delle piante che tradizionalmente vengono utilizzate per alleviare i sintomi della menopausa.
  • Ideale per la cura dell’igiene orale: gli estratti di liquirizia si rivelano efficaci nell’ambito della prevenzione e del trattamento della carie dentale e della gengivite. Per merito degli effetti protettivi antibatterici, gli estratti di radice di liquirizia sono molto utilizzati nella produzione di prodotti per la cura dell’igiene orale, collutori e dentifrici su tutti.

Devono prestare particolare attenzione all’assunzione di liquirizia le donne che assumono farmaci anticoncezionali oppure nel corso della gravidanza, chi soffre di sindrome premestruale o di insufficienze epatiche oppure renali. Infine, consumare liquirizia regolarmente non risulta indicato per le persone che soffrono di ipertensione.

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IL RABARBERO REGOLA LA DIGESTIONE

Il rabarbaro è una pianta erbacea perenne che cresce spontaneamente in Europa e in Asia. Somiglia al sedano, ha delle coste verticali su cui si aprono al vertice grandi foglie di colore verde.

Il suo nome deriva dal greco e significa pianta dei barbari, proprio perché originaria del Tibet e della Cina. Qui viene impiegato per le sue proprietà terapeutiche già dai tempi antichi. In cucina, si utilizzano le coste e i piccioli fogliari  mentre l’uso delle foglie è sconsigliato per il loro elevato contenuto di acido ossalico.

Il rabarbaro è ricco di sali minerali tra cui calcio, ferro, fosforo, magnesio, manganese, potassio e selenio, oltre che di vitamine B1, B2, B3, B5, B6, K e J ebeta-carotene. Contiene anche composti fenolici acido gallico, acido cinnamico e acido tannico.

Il rizoma del rabarbaro si utilizza per  sostenere il fegato, regolare la digestione, oltre che per le sue proprietà lassative, motivo per cui non si deve eccedere con le dosi. Noto anche come antinfiammatorio della mucosa intestinale, antisettico, emolliente, antispasmodico, diuretico e tonico, ottimo per depurare l’organismo e il sangue.

Vediamo nel dettaglio le sue proprietà principali:

Abbassa il colesterolo: povero di grassi e di calorie, non contiene colesterolo e ne facilita l’eliminazione grazie alla buona presenza di fibre alimentari.

Astringente e Lassativo: se assunto in piccole dosi il rabarbaro ha proprietà astringenti, perché contiene anche tannini che hanno invece effetto astringente ed agisce anche come blando lassativo.

Dimagrante: contiene poche calorie, per questo motivo e per la sua azione stimolante sul metabolismo dei grassi, viene spesso inserito nelle diete dimagranti.

Antitumorale: Il rabarbaro è ricco di beta-carotene e di composti fenolici che proteggono i tessuti dai radicali liberi, ovvero gli scarti del metabolismo cellulare pericolosi perché possono trasformare le cellule sane in cellule cancerose.

Protegge le ossa: per la presenza di vitamina K e di calcio, che promuove la crescita ossea e ne stimola la riparazione in caso di danni.

Digestivo: in quanto stimola la secrezione dei succhi gastrici e della bile.

Favorisce la circolazione sanguigna: il ferro e il rame contenuto nel rabarbaro stimolano la produzione di nuovi globuli rossi, aumentando l’ossigenazione del sangue e la sua circolazione.

Scottature e ferite: grazie all’attività antinfiammatoria viene impiegato, per curare scottature e ferite.

Controindicazioni del rabarbaro

La maggiore controindicazione del rabarbaro è legata al suo uso eccessivo, per via del forte effetto lassativo. È comunque da evitare nelle donne in gravidanza e in allattamento, nei bambini sotto i due anni e nelle persone che soffrono di problemi gastro-intestinali come le coliti.

Le foglie di rabarbaro contengono ossalati in gran quantità, il loro impiego in cucina è sconsigliato a chi soffre di calcoli renali.

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LE COZZE POVERE DI CALORIE E RICCHE DI SALI MINERALI

Le cozze sono frutti di mare molto amati e consumati in quanto ingredienti molto versatili in cucina, protagoniste di tantissimi piatti tradizionali anche perché sono abbastanza economiche, oltre che molto saporite.

Anche se la maggior parte di quelle che consumiamo sono da allevamento, le cozze, una volta pulite correttamente, vanno consumate rigorosamente cotte, per evitare intossicazioni.

Sono povere di calorie e ricche di sali minerali, in particolare sodio, zinco, magnesio, fosforo, potassio e ferro. Forniscono un buon apporto di proteine e contengono vitamine (in particolare vitamina C e vitamina B12),inoltre, sono ricche di sostanze antiossidanti utili a combattere i radicali liberi e l’invecchiamento cellulare, mentre mancano quasi del tutto di grassi e lipidi.

Sono molti i benefici delle cozze:

  • sono consigliate a chi soffre di anemia perché particolarmente ricche di ferro;
  • sono ricche di sostanze antiossidanti in grado di contrastare l’invecchiamento cellulare e l’azione dei radicali liberi;
  • garantiscono un buon apporto di vitamina B e sono per questo consigliate in caso di stanchezza;
  • sono potentissimi antinfiammatori naturali, ottime in particolare contro reumatismi, artriti e artrosi;
  • hanno proprietà stimolanti e digestive dovute ai sali minerali;
  • sostengono e stimolano il sistema immunitario perché ricche di vitamina C;
  • aiutano a regolarizzare il metabolismo e limitano l’assorbimento dei grassi;
  • stimolano la funzionalità epatica, proteggendo il fegato.

Controindicazioni

Il consumo di questi molluschi va fatto con molta cautela. Se infatti le cozze provengono da zone marine prossime a scarichi di acque reflue, possono facilmente contenere batteri e virus molto pericolosi.

Il consumo di molluschi crudi cresciuti in acque non proprio pulite può portare, infatti, a malattie come il colera, il tifo e l’epatite virale. Per questo motivo sarebbe preferibile non mangiarle crude.

In alcune regioni d’Italia si è soliti mangiare le cozze crude spruzzandole però con un po’ di limone. Erroneamente, infatti, si ritiene che il succo di limone uccida i batteri. Tuttavia però il modo sicuro per consumarle è sicuramente dopo averle cotte in quanto i molluschi durante la cottura si devono aprire in modo di permettere al vapore di penetrare al loro interno ed uccidere i batteri.

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I CIBI DA EVITARE IN CASO DI ALLERGIE ALLE GRAMINACEE

L’allergia ai pollini  è una condizione molto diffusa che colpisce molte persone, manifestandosi attraverso la comparsa di uno più dei seguenti sintomi: naso che cola e congestione nasale, prurito agli occhi o occhi che lacrimano, starnuti, tosse, prurito al naso, sul palato o in gola, gonfiore agli occhi e occhiaie, stanchezza,  debolezza e riduzione del senso del gusto o dell’olfatto.

I mesi dell’anno in cui compaiono i sintomi sono legati al periodo di fioritura della pianta cui si è allergici e, entro certi limiti, possono variare da un anno all’altro. Tra i pollini più a rischio di scatenare allergia troviamo: graminacee, ambrosia, parietaria, e betullacee.

Anche se le reazioni allergiche possono cominciare a qualsiasi età, è molto probabile che si sviluppino durante l’infanzia o all’inizio dell’età adulta, ma è abbastanza comune osservare un cambiamento nel corso degli anni: per la maggior parte delle persone i sintomi tendono, infatti, a diminuire lentamente, spesso per decenni, anche se è purtroppo raro assistere a una completa risoluzione.

Alcuni pazienti allergici possono manifestare reazioni più o meno marcate anche al contatto di specifici alimenti, a causa della cosiddetta cross-reattività (ossia a causa della somiglianza chimica che alcune molecole contenute esibiscono rispetto al polline).

Esistono alimenti, infatti, in particolar modo vegetali, che possono indurre reazioni inaspettate (prurito e gonfiore alle labbra ed in bocca per esempio) perché responsabili di allergie crociate; in questi casi si consiglia di evitarli o consumarli in seguito a cottura.

Alimenti da evitare

I pazienti allergici alle betulacee dovrebbero prestare attenzione a carote, mele, nocciole, pere, finocchi, noci, ananas, ciliege, albicocche, banane, susine, prugne e fragole.

I pazienti allergici alle graminacee dovrebbero invece fare attenzione a melone, pomodori, angurie, arance, kiwi ed in alcuni casi anche a avena, frumento, orzo, segale e mais.

Infine i pazienti allergici alla compositae dovrebbero evitare sedano, anguria, melone, banana, zucchine, cetriolo, carote e prezzemolo.

La reazione è dovuta ad una somiglianza chimica tra alcuni allergeni presenti negli alimenti e quelli del polline; in genere se non si manifestano reazioni verso gli alimenti indicati o altri, non è necessario evitarli.

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