CIBO BIO E CIBO CONVENZIONALE – Dr.ssa Cultrera Concetta

CIBO BIO E CIBO CONVENZIONALE

Il dibattito tra cibo biologico e cibo convenzionale è ormai entrato stabilmente nella spesa quotidiana di milioni di consumatori. Davanti agli scaffali del supermercato ci troviamo spesso a fare i conti con la stessa domanda: vale davvero la pena pagare di più per un prodotto con il bollino “Bio”?

Per fare una scelta consapevole, è fondamentale analizzare le differenze reali tra questi due metodi di produzione, spogliando il tema da miti e strategie di marketing.

Che cos’è il cibo biologico? E quello convenzionale?

La differenza principale non risiede nella struttura chimica del cibo in sé, ma nel metodo di coltivazione e allevamento:

  • Agricoltura Biologica: È un sistema di produzione regolamentato da rigide norme europee. Vieta l’uso di pesticidi e diserbanti chimici di sintesi, fertilizzanti artificiali e organismi geneticamente modificati (OGM). Negli allevamenti bio, gli animali devono disporre di spazi aperti, seguire un’alimentazione biologica e l’uso di antibiotici è ridotto al minimo e strettamente controllato.
  • Agricoltura Convenzionale: Utilizza le tecnologie moderne e la chimica agraria (pesticidi, fitofarmaci e concimi di sintesi) per massimizzare la resa dei raccolti, proteggere le piante dai parassiti e garantire una produzione su larga scala a costi più contenuti. I limiti dei residui chimici ammessi sugli alimenti sono regolati per legge da autorità come l’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) per garantire la sicurezza del consumatore.

Uno dei motivi principali che spinge verso il bio è la paura dei pesticidi. È bene chiarire che il cibo convenzionale in commercio è sicuro: i controlli sanitari in Europa sono tra i più severi al mondo e la stragrande maggioranza dei prodotti convenzionali rispetta i limiti di legge.

Tuttavia, chi sceglie il biologico lo fa spesso per ridurre al minimo l’esposizione complessiva alla chimica, evitando il cosiddetto “effetto cocktail”, ovvero l’assunzione simultanea di micro-dosi di sostanze chimiche diverse i cui effetti a lungo termine sulla salute umana sono ancora oggetto di studi scientifici.

Se si desidera ridurre l’esposizione ai fitofarmaci senza spendere una fortuna nel reparto bio, si può applicare una strategia mirata basandosi sulla permeabilità della buccia dei vegetali:

  • Quando il Bio conviene davvero: È ideale acquistarlo per quei vegetali che si consumano con la buccia o che la hanno molto sottile e porosa, come fragole, mele, spinaci, insalate, pesche e uva. In questi prodotti i residui di pesticidi tendono a trattenersi maggiormente.
  • Quando il convenzionale va benissimo: Si può risparmiare tranquillamente acquistando prodotti convenzionali protetti da una buccia spessa o da scarti importanti, come avocado, banane, kiwi, meloni, arance e cipolle. Una volta sbucciati, il rischio di ingerire residui è praticamente nullo.

Inoltre, una buona abitudine applicabile a qualsiasi tipo di cibo è lavare accuratamente la frutta e la verdura sotto l’acqua corrente (magari sfregando con un pizzico di bicarbonato), operazione che rimuove la maggior parte dei residui superficiali e dei batteri.

Non esiste una scelta universalmente “giusta”. Il cibo biologico rappresenta un’ottima opzione per chi desidera sostenere tecniche agricole a minor impatto chimico e ha la disponibilità economica per farlo. D’altro canto, il cibo convenzionale garantisce l’accesso a una dieta ricca di frutta e verdura a tutta la popolazione a prezzi sostenibili.

Dal punto di vista della salute generale, gli esperti concordano: è molto più importante consumare adeguate porzioni giornaliere di frutta e verdura (sia essa bio o convenzionale) rispetto al rinunciarvi per paura dei pesticidi o per motivi di budget.


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Autore
Sono Concetta (Tina) Cultrera, mi occupo di Nutrizione ed intolleranze. Presso il mio studio eseguo prestazioni di misurazioni antropometriche, valutazione del fabbisogno energetico, indagini alimentari per evidenziare eventuali abitudini alimentari scorrette, educazione e riabilitazione nutrizionale nelle obesità nelle magrezze, nelle patologie metaboliche.

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