DIETA E GENETICA – Dr.ssa Cultrera Concetta

DIETA E GENETICA

Le relazioni tra dieta e genetica rappresentano la frontiera di studio più avanzata della scienza dell’alimentazione. Con i progressi della biologia molecolare, infatti, si stanno già sviluppando due nuove discipline, la nutrigenetica e la nutrigenomica, entrambe finalizzate a migliorare la salute grazie a una personalizzazione mirata della nutrizione, in base alle caratteristiche uniche di ogni singolo individuo e alla capacità del cibo di influire sull’espressione del DNA.

La biologia molecolare avrebbe notato che gli alimenti sono in grado di influire sul DNA e sull’espressione di alcuni geni. Il nostro patrimonio genetico, chiamato anche genoma, è costituito da oltre 30.000 geni, ognuno dei quali rappresenta un segmento del DNA, che fornisce istruzione all’organismo e che per grandissima parte è identico in tutti gli esseri umani. La minima quota che ci differenzia, pari indicativamente allo 0,1%, è però decisiva per rendere unico ogni individuo.

L’interazione individuale tra genoma e alimentazione, quindi, porta alla variazione dell’espressione dei geni coinvolti nel metabolismo specifico di ogni organismo.

Anche se la genetica individuale non è modificabile, l’ambiente in cui si vive ha un ruolo fondamentale, influenzando in modo significativo la cosiddetta “espressione genica”. In altri termini, le circostanze e lo stile di vita tra cui dieta, attività fisica, inquinamento, farmaci, ecc.  interagiscono con i geni, rapporto dal quale dipendono vari aspetti della vita e della salute. Pertanto, determinati comportamenti possono attivarli o spegnerli, ad esempio accelerando l’invecchiamento o la comparsa di certe malattie.

Da questo filone è nata quella che viene chiamata nutrizione molecolare, basata sulla nutrigenetica e sulla nutrigenomica, distinte ma interconnesse e complementari. Vediamo nel dettaglio in cosa consistono.

  • La Nutrigenetica: la scienza che studia i rapporti tra il patrimonio genetico e la risposta individuale ai cibi è chiamata nutrigenetica, o genetica nutrizionale. In sostanza, si indaga quanto e come i “suggerimenti” dettati dal genoma di un individuo possono influire sulla dieta. Nella pratica, l’obiettivo è formulare un’alimentazione su misura, le cui potenzialità primarie riguardano la prevenzione e il contributo alla cura di alcune patologie croniche e degenerative, con interventi basati appunto sulle conoscenze della base genetica, oltre che dei fabbisogni nutrizionali individuali e dello stato di forma. Il DNA, quindi, può fornire informazioni sulla terapia dietetica, allo scopo di prevenire o ritardare l’insorgenza di malattie correlate all’alimentazione, in modo diretto o indiretto, come quelle cardiovascolari legate all’ipercolesterolemia e l’obesità.

Al momento, l’indagine sulle varianti genetiche può interessare la sensibilità soggettive a sostanze quali alcol, caffeina e solfiti o l’efficacia detossificante e antiossidante.

  • La nutrigenomica: o genomica nutrizionale, rappresenta l’altra faccia della medaglia, in quanto a essere studiato è il modo in cui si reagisce alle molecole presenti nei cibi, ovvero come l’alimentazione può influenzare la genetica e le funzioni a essa associate. In sostanza, a essere analizzate sono le correlazioni tra alimenti e modifiche del DNA. Pertanto, se da un lato i geni sono importanti nel determinare una funzione, dall’altro la nutrizione può modificare l’espressione dei geni, condizionando la lettura dell’informazione contenuta nel proprio genoma, e di conseguenza il metabolismo e la salute stessa. 

Quello che mangiamo può determinare il modo in cui digeriamo i cibi stessi, ma anche funzioni non direttamente associate al metabolismo. I carboidrati, ad esempio, influenzerebbero la risposta allo stress cellulare. Attualmente, la nutrigenomica cerca di capire come i diversi cibi possano predisporre a determinate patologie, quali Alzheimer e cancro, al fine individuare e mettere a punto alimenti funzionali o arricchiti per attivare o bloccare specifiche risposte geniche.

Attualmente alcuni benefici di questo ambito di ricerca stanno emergendo nel mettere a punto diete per pazienti con malattie metaboliche, mentre per le malattie autoimmuni sono indicati specifici alimenti funzionali e arricchiti di vitamine o acidi grassi polinsaturi.


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Autore
Sono Concetta (Tina) Cultrera, mi occupo di Nutrizione ed intolleranze. Presso il mio studio eseguo prestazioni di misurazioni antropometriche, valutazione del fabbisogno energetico, indagini alimentari per evidenziare eventuali abitudini alimentari scorrette, educazione e riabilitazione nutrizionale nelle obesità nelle magrezze, nelle patologie metaboliche.

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