Nutrizione – Pagina 193 – Dr.ssa Cultrera Concetta

LE ERBE CHE ABBASSANO IL COLESTEROLO

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Il colesterolo alto è un problema che non va sottovalutato. Un eccessivo accumulo di grassi nel sangue, infatti, può provocare disturbi cardiocircolatori, come l’infarto. Quasi sempre è necessario assumere farmaci, ma può essere d’aiuto anche utilizzare alcune erbe per abbassare il colesterolo.

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GLI USI E LE PROPRIETA’ DEL PREZZEMOLO

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Il prezzemolo è una pianta aromatica ricca di proprietà, fa parte della famiglia delle Ombrellifere ed è tipica delle zone del mediterraneo dove il clima è mite e soleggiato. L’Italia è un paese in cui si produce e consuma molto prezzemolo, spesso usato nelle nostre cucine per rendere più ricchi e saporiti primi e secondi piatti ma anche apprezzato come ingrediente di salse, centrifugati o succhi detox.

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LA LIQUIRIZA E LE SUE PROPRIETA’ CURATIVE

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La liquirizia è una pianta il cui uso in ambito terapeutico è di origine piuttosto antica. Esistono infatti testimonianze che nell’Antico Egitto si utilizzasse per le sue proprietà calmanti e lenitive.

Anche in Cina se ne faceva uso già circa 5.000 anni fa per curare la tosse e i disturbi del fegato. In Italia la liquirizia iniziò ad avere impiego come pianta medicinale nel X secolo presso i monaci Benedettini. La liquirizia è stata anche eletta in anni recenti pianta medicinale dell’anno.

La parola liquirizia corrisponde al termine scientifico glycyrrhiza glabra, dove riza significa radice e glycos significa dolce, in sostanza radice dolce, che da l’idea di come sia gradevole e apprezzato il suo sapore. Si raccoglie in autunno quando la pianta ha almeno 3 anni di vita, ne viene separata la radice, la parte in cui sono più concentrati i principi attivi poi viene fatta essiccare mentre le foglie si utilizzano appena colte. Dalla radice essiccata si ottengono i famosi bastoncini da masticare, estraendo la liquirizia pura utilizzata per produrre confetti e pasticche. Oppure viene ridotta in piccoli frammenti per tisane e infusi.

Le proprietà terapeutiche della liquirizia

Le azioni benefiche e terapeutiche ufficialmente riconosciute di questa pianta sono davvero numerose,    vediamole ora in dettaglio:

  • Disinfiammante e cicatrizzante: in particolare su abrasioni delle mucose della bocca e delle gengive. Per questo è utile per contrastare l’alitosi. Grazie alla glicirizzina in essa contenuta è anche in grado di bloccare le infezioni.
  • Emolliente ed antinfiammatoria: la proprietà antinfiammatoria e protettiva delle mucose la rende inoltre un ottimo rimedio contro la tosse, conferendole azione emolliente ed espettorante, utile nel trattamento delle affezioni alle basse vie respiratorie, in caso di asma e bronchite e tosse secca.
  • Proprietà digestive: per quanto riguarda l’apparato digerente, questa pianta è utilizzata per trattare la gastrite e l’ulcera dello stomaco. Ma anche disturbi cronici del fegato, il meteorismo, e lenire gli spasmi intestinali e i dolori allo stomaco.
  • Dimagrante: ha un effetto saziante della fame, ideale per chi segue regimi alimentari specifici.
  • Lassative: la liquirizia è anche leggermente lassativa, grazie alla presenza di mannite, principio attivo della manna. La mannite (mannitolo) è uno zucchero naturale che agisce contro la stipsi, attirando acqua nel colon e facilitandone lo svuotamento. Per questa ragione il decotto è molto efficace in caso di stitichezza e nei disturbi legati alla sindrome dell’intestino irritabile.
  • Abbassa il colesterolo: numerose sostanze estratte dalle radici di liquirizia, prima fra tutti un flavonoide chiamato glabridina, hanno dimostrato di portare grandi benefici nel ridurre i livelli di colesterolo e nella prevenzione di patologie come l’arteriosclerosi.
  • Antiossidanti: grazie alla presenza di flavonoidi che combattono i radicali liberi e offrono protezione da malattie a carico del sistema cardio-circolatorio.

Controindicazioni

Anche la liquirizia presenta alcune controindicazioni: l’acido glizzirico contenuto nella liquirizia infatti, ha un’azione ipertensiva, poiché produce ritenzione d’acqua e accumulo di sodio, oltre a provocare una perdita di potassio; per questi motivi ha effetti collaterali sull’equilibrio dei sali minerali.

Quindi un abuso di liquirizia può indurre ritenzione idrica, aumento della pressione, gonfiore al viso e alle caviglie e mal di testa. E’ quindi controindicata agli ipertesi, e alle persone predisposte a edemi, e a chi soffre di diabete; alle donne in gravidanza e in allattamento.

Occorre quindi fare attenzione nel consumo di liquirizia per evitare di subire gli effetti della ritenzione idrica e dell’ipertensione, soprattutto chi è già iperteso, inoltre ne è sconsigliato il consumo anche a chi soffre di insufficienza renale, di diabete e di cirrosi epatica.

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COME CUCINARE IL RISO PER NON ESPORSI A RISCHI

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E’ ormai risaputo che il riso sia il cereale più contaminato dall’arsenico, un elemento chimico naturalmente presente nella terra e nell’acqua il cui incremento, nella sua più pericolosa forma inorganica, è legato all’utilizzo di pesticidi e all’inquinamento delle acque.

Trovandosi nel suolo e nell’acqua, piccole quantità di arsenico possono entrare nel cibo. Generalmente però questi livelli sono molto bassi e non causano preoccupazioni significative. Diverso il discorso per il riso.

Il riso è stato negli anni passati motivo di preoccupazione in quanto sono stati rilevati in vari tipi e marche alti livelli di metalli pesanti. Si parla di un quantitativo di arsenico dalle 10 alle 20 volte maggiore rispetto a quello che si può trovare in altri cereali. Questi alti livelli di arsenico inorganico rispetto ad altri alimenti è dovuto, in particolare, alle piantagioni di questo cereale che richiedono grandi quantitativi di acqua (che ovviamente il riso assorbe per poter crescere al meglio).

Il professor Meharg dell’Università del Belfast, esperto in tema di riso e prodotti a base di riso ha svelato in quale tipologie di riso e derivati il quantitativo di arsenico è più basso o più alto:

  • Il riso intergrale contiene solitamente più arsenico del riso bianco (a causa del fatto che è presente anche la parte esterna del chicco);
  • Il riso Basmati contiene livelli più bassi di arsenico rispetto ad altre tipologie di riso;
  • Il riso biologico non fa differenza nei livelli;
  • Dolci di riso e crackers possono contenere livelli superiori di arsenico rispetto a quelli del riso cotto
  • I livelli di arsenico presenti nel latte di riso superano di gran lunga i livelli che sarebbero consentiti nell’acqua potabile;

 

L’ingestione a lungo termine di arsenico inorganico può causare vari problemi di salute e aumentare il rischio di malattie croniche. Questi includono: vari tipi di cancro , restringimento o blocco dei vasi sanguigni (malattia vascolare), alta pressione sanguigna (ipertensione), malattie cardiache, diabete di tipo 2 .

Inoltre, l’arsenico è tossico per le cellule nervose e può influire sulla funzione cerebrale .Nei bambini e negli adolescenti, l’esposizione all’arsenico è stata associata a:mancanza di concentrazione, disturbi dell’apprendimento e scarsa memoria , intelligenza e competenze sociali ridotte.

Per fare in modo che si abbassino fortemente i livelli di arsenico nel riso bisogna utilizzare alcuni escamotage prima e dopo la cottura. E’ lo stesso professor Meharg a suggerire un metodo che deriva da una serie di esperimenti finalizzati a diminuire al massimo la presenza di questa sostanza tossica.

Come eliminare la maggior parte di arsenico dal riso?

La prima regola fondamentale è quella di cuocere il riso in molta più acqua rispetto a quella che occorrerebbe, evitando dunque che il cereale, durante la cottura, la assorba fino alla fine. Altra cosa fondamentale è mettere in ammollo il riso per fare in modo che l’arsenico presente nel cereale si trasferisca nell’acqua.

Dunque esistono delle regole fondamentali per la preparazione del riso e sono le seguenti:

  • Immergerlo in abbondante acqua per una notte intera, poi scolarlo e sciacquarlo accuratamente con acqua fresca.
  • Per ogni parte di riso aggiungere 5 parti d’acqua e cuocere fino a che il riso non diventa tenero.
  • Scolare il riso e sciacquarlo nuovamente con acqua calda per togliere anche le ultime tracce dell’acqua di cottura rimasta.

Inoltre, mentre vi sono controlli più stretti nei prodotti a base di riso rivolti specificamente ai bambini c’è il problema che alcuni alimenti e bevande, consumati anche dai più piccoli, non sono classificati come alimenti destinati ai bambini e quindi contengono livelli di arsenico da adulti. Un esempio per tutti, il latte di riso. La Food Standards Agency consiglia infatti di assumere questa bevanda vegetale a partire dai 5 anni di età.

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