Nutrizione – Pagina 216 – Dr.ssa Cultrera Concetta

Gli alimenti consigliati a chi soffre di asma

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L’asma è una malattia cronica che colpisce il sistema respiratorio di una persona. Questo disturbo si verifica in seguito ad alcuni fattori scatenanti che causano, tra altre cose, serie difficoltà respiratorie.

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Cibo scaduto. Fino a quando è possibile consumarlo?

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Una buona parte della nostra spesa finisce nella spazzatura, perché compriamo troppo, non ci accorgiamo che gli alimenti scadono, non sono più buoni e siamo costretti a eliminarli. A tal proposito sorge spontanea la domanda se il cibo scaduto debba essere sempre gettato o meno nell’immondizia e la risposta è dipende. Infatti, a seconda del tipo di scadenza e in base al tipo di alimento, non è detto che i cibi scaduti debbano sempre essere buttati tra i rifiuti.

La data di scadenza che viene riportata sulle confezioni di prodotti alimentari indica la data fino alla quale il prodotto è igienicamente idoneo a essere consumato, sempre che vengano rispettate correttamente le istruzioni di conservazione.

La dicitura “da consumarsi entro”, seguita dalla data, deve essere obbligatoriamente riportata sulle confezioni dei prodotti alimentari preconfezionati che vanno incontro a una rapida deperibilità quali, per esempio, carni fresche, formaggi freschi, latte e prodotti lattieri freschi, pasta fresca, prodotti ittici freschi ecc. In questi casi dal momento in cui la data di scadenza viene superata, il consumo dell’alimento può essere pericoloso per la salute a causa della proliferazione di batteri. Per questo motivo, la legge vieta la vendita di prodotti alimentari la cui data di scadenza sia stata oltrepassata.

Nel caso di prodotti alimentari non soggetti a rapida deperibilità, la dicitura “da consumarsi entro” viene sostituita dalla dicitura “da consumarsi preferibilmente entro” seguita dal cosiddetto termine minimo di conservazione (anche TMC); quest’ultimo è un termine temporale che indica fino a quando un alimento mantiene, se conservato adeguatamente, le sue specifiche caratteristiche.

Per determinati prodotti alimentari l’indicazione del termine minimo di conservazione non è obbligatorio; è per esempio il caso di frutta e verdure fresche (sempre che non siano state sbucciate o tagliate), di vino, aceto, sale e zucchero allo stato solido, pane, focacce, prodotti di pasticceria fresca, bevande alcoliche (se la percentuale di alcol supera il 10%), gomme da masticare ecc.

Detto ciò la data di scadenza è senz’altro importante ma vi sono alcuni alimenti che possono essere consumati oltre la data di scadenza tra cui:

  • Yogurt: Gli yogurt possono essere consumati fino a 6 o 7 giorni dopo la data di scadenza anche se le loro proprietà nutritive risulteranno ridotte; per quanto riguarda invece le proprietà organolettiche, la perdita è praticamente irrilevante.
  • Latte fresco: Per il latte fresco pastorizzato la data di scadenza è fissata, per legge, al sesto giornodal trattamento termico, mentre si sale a 10 giorni per il latte microfiltrato pastorizzato. Oltre queste date il consumo non è consigliabile.
  • Formaggi : Occorre fare distinzione tra formaggi freschi e stagionati (e a pasta dura). Per i primi è meglio seguire la data di scadenza. Per i secondi si può formare della muffa, che basta togliere.
  • Uova: Le uova, se crude o alla coque, dovrebbero venir consumate al massimo nei 3 giorni successivi alla data di scadenza; se fritte si possono consumare al massimo entro una settimana dalla data di scadenza. Oltrepassare i limiti sopracitati espone a un inutile rischio alimentare.
  • Pesce e piatti surgelati:Per i surgelati, il consumo in genere non crea problemi nei due mesi successivi alla data di scadenza. Con alcune eccezioni: i gamberetti surgelati, ad esempio, se scaduti non vanno assolutamente consumati crudi per il rischio di listeriosi.
  • Pesce in scatola: Dando per scontata una corretta conservazione, il pesce in scatola può essere consumato tranquillamente entro uno o due mesi dalla data di scadenza.
  • Pasta secca e riso: Di norma questi prodotti hanno una scadenza che varia dai 2 ai 2 anni e 6 mesi; anche se consumati qualche mese dopo non creano alcun tipo di problema.
  • Biscotti secchi e cracker :Anche per i biscotti secchi e i cracker valgono le considerazioni fatte per la pasta e il riso; si tenga però conto che vi sarà un notevole peggioramento delle loro caratteristiche organolettiche e si registrerà una certa perdita di consistenza.
  • Olio: Gli oli di ottima qualità possono essere consumati fino a 8 mesi dopo la data di scadenza riportata sulla confezione; al più si può registrare una minima perdita delle proprietà organolettiche.
  • Conserve sottaceto:Questa tipologia di alimento ha scadenze variabili da 2 a 3 anni; non vi sono problemi se tali alimenti vengono portati in tavola entro due mesi dalla scadenza.
  • Conserve di pomodoro: Le conserve di pomodoro hanno scadenze variabili dai 12 ai 20 mesi; il consumo entro due mesi dalla scadenza non crea alcun problema.
  • Salumi affettati: I salumi affettati e confezionati vanno consumati entro la data di scadenza indicata sulla confezione. Andare oltre è decisamente sconsigliato perché si rischiano tossinfezioni.
  • Succhi di frutta:Queste bevande hanno scadenze variabili dai 6 ai 12 mesi, scadenze che molti considerano eccessive. Il consiglio, anche per questioni legate al gusto, è quello di rispettare la data di scadenza.

Attenzione, però. Queste regole relative al consumo di cibi scaduti valgono solo se i prodotti sono stati conservati correttamente, come prescritto dal produttore. Il consiglio, poi, è quello di fidarsi dell’impressione che si ha a prima vista: muffe, parti marce e cattivi odori sono quasi sempre un indicatore chiaro che il prodotto non è commestibile. Nei mesi più caldi poi il deperimento di alcuni alimenti può essere più rapido del previsto e, conseguentemente, è consigliabile consumarli senza attendere la data di scadenza.

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Intossicazione proteica

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Le proteine sono uno dei tre macronutrienti, insieme a grassi e carboidrati. Sono da considerarsi essenziali per il funzionamento ottimale del nostro corpo ed assumere una sufficiente dose di protidi è indispensabile per avere energia a sufficienza ed un sistema immunitario in forma.

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Insonnia, quali cibi evitare e quali preferire

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L’insonnia rappresenta senz’altro un grosso problema per molte persone. A ciascuno di noi è sicuramente successo di non dormire almeno una notte per qualche motivo particolare o episodicamente.

Nei casi di insonnia di tipo transitorio, ovvero quel tipo di insonnia le cui cause sono facilmente identificabili e che, talvolta, possono essere relative all’assunzione di determinate sostanze alimentari vi è un correlazione ben precisa tra sonno e alimentazione. Quando parliamo, invece, di altri tipi di insonnia, quelli la cui gravità è più marcata, sperare di risolverli con una dieta alimentare è decisamente più complicato.

Le cause dell’insonnia, infatti, possono essere anche attribuite all’utilizzo di farmaci e integratori. Oppure vi sono delle malattie che determinano irrequietezza notturna o disturbi che impediscono di dormire bene. Ad esempio le persone con una digestione difficile soprattutto dovuta a fattori  nervosi hanno il sonno disturbato. Ma anche chi non respira bene, chi soffre di incontinenza o chi è in sovrappeso può passare le notti con gli occhi sbarrati. Questa condizione è tipica anche negli individui che lavorano su turni e faticano a ritrovare i giusti ritmi.

La stanchezza che si presenta il mattino dopo una notte difficile è debilitante. L’insonnia lascia strascichi pesanti e nervosismo, specie nelle persone più sensibili e poco resistenti agli stress. Motivo per cui dormire bene è una necessità e non un capriccio. Dormendo l’organismo recupera le energie e si rimette in moto rigenerato.

E’ possibile provare a vincere l’insonnia adottando poche e semplice regole. La prima, ad esempio, è quella di ritagliare degli spazi propri e soddisfacenti e che siano esterni all’ambito lavorativo o famigliare. Trovare delle attività che ci aiutino a scaricare le tensioni accumulate sono senz’altro più benefiche e salutari dei sonniferi. È anche sconsigliato prima di andare a dormire leggere libri o guardare film che in qualche modo possono eccitare il sistema nervoso o che possano risvegliare paure nascoste.

Detto ciò, come dicevamo si deve anche riconoscere che, in alcune persone, determinati alimenti possono creare alcuni problemi relativamente alla qualità del sonno.

Fra gli alimenti sconsigliati : il caffè, il tè e il cacao in quanto contenenti sostanze ad azione stimolante (per esempio la caffeina). Anche i superalcolici sono sconsigliati; è vero che tali bevande possono indurre il sonno, ma è altrettanto vero che il sonno indotto dalle sostanze alcoliche e superalcoliche è generalmente di cattiva qualità. Fra i cibi da evitare inoltre vi sono i piatti conditi con pepe, paprika, curry ecc. No anche ai cibi particolarmente ricchi di sale.

Esistono, invece, alcuni cibi che sono in grado di favorire una migliore qualità del sonno e sono d’aiuto per combattere l’insonnia. Fra quelli consigliati vi sono: pane, pasta, riso, orzo, cereali, lattuga, radicchio rosso, zucca, rape, cavoli, aglio, formaggi freschi, uova bollite, latte caldo e frutta dolce.La frutta, in particolar modo le banane aiutano a conciliare il sonno. Buoni anche i legumi ed alcuni tipi di pesce.

Il suggerimento di pane, pasta, riso e orzo è da ricercarsi nel fatto che questi alimenti contengono un aminoacido essenziale (che deve cioè essere introdotto con la dieta), il triptofano, un precursore della serotonina, sostanza nota come ormone del buonumore. Il triptofano viene infatti consigliato, tra le altre cose, come sostanza contro l’insonnia. L’indicazione dei vari tipi di verdura è dovuta alle blande proprietà sedative di alcune verdure, mentre il suggerimento di un bicchiere di latte caldo prima di coricarsi (un rimedio peraltro di vecchia data) è relativo al fatto che esso può agire contro un eccesso di acidità gastrica, un disturbo che può creare alcuni problemi quando ci si appresta al riposo notturno.

A prescindere dagli alimenti consigliati, un valido suggerimento è senza ombra di dubbio quello di cercare di migliorare il più possibile la propria digestione; un processo digestivo lungo e laborioso, infatti, non facilita certo un buon riposo. Occorre mangiare ad un orario tale da consentire la digestione prima di coricarsi e consumare un pasto serale leggero e dissociato. Mangiare molto e pesante può creare dei problemi al buon proseguimento del vostro riposo. Sappiate però che andare a nanna a digiuno può essere anche peggio.

Concludo evidenziando che per conciliare un buon sonno è possibile potenziare l’effetto di questi cibi aiutandosi con la preparazione di tisane dalle proprietà rilassanti e distensive. Le erbe consigliate sono: la melissa, il tiglio, la passiflora, il biancospino, la camomilla, i fiori di arancio, la verbena.

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