Nutrizione – Pagina 47 – Dr.ssa Cultrera Concetta

EPATITE A COSA MANGIARE

L’epatite A è un tipo di infezione virale che colpisce in particolare il fegato. Il virus dell’epatite A viene contratto soprattutto per via “oro-fecale“, per questo motivo risulta più diffuso nei paesi caratterizzati da condizioni igieniche precarie. 

I sintomi iniziali dell’epatite A si manifestano  entro due mesi e sono simili a quelli dell’influenza: febbre, dolori articolari e muscolari, sensazione di malattia e spossatezza, e diarrea. Possono manifestarsi anche altri sintomi quali: ittero, minzione scura e feci pallide, prurito, fegato gonfio e tenero. 

In Italia, l’epatite A viene contratta prevalentemente mangiando cibi crudi, talvolta vivi, come  cozze, ostriche, vongole, fasolari ecc. questi, contaminati dai liquami di scarico possono indurre l’infezione. Il contagio può avvenire anche attraverso l’ingestione di acqua contaminata  o di vegetali crudi, irrigati con acque inquinate.

Per ridurre il carico del fegato e facilitare la remissione dell’epatite A, è necessario seguire alcune regole dietetiche fondamentali:

Alimenti consigliati in caso si Epatite A

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LA FARINA DI GRILLO

Diverse industrie alimentari si stanno concentrando sulla produzione di alimenti a base di insetti. Tra le varie Specie, una in particolare sembra prestarsi notevolmente all’allevamento: il grillo di terra.

Questo animale pare avvalersi di caratteristiche nutrizionali eccellenti e il rapporto tra costi di allevamento, tempistiche e resa è molto vantaggioso. E’ partita dall’America la farina animale a base di insetti, ovvero la farina di grillo. Da qualche anno anche l’Unione Europea ha adattato il proprio regolamento di produzione alimentare alla disponibilità di questo nuovo ingrediente e gli insetti sono allevati con gli stessi standard di sicurezza di qualsiasi altro alimento.

L’elaborazione inizia generalmente con la rimozione delle viscere dell’insetto, sebbene questo passaggio sia facoltativo. Vengono quindi sottoposti a liofilizzazione , operazione che viene eseguita utilizzando tela di iuta o polipropilene e infine impacchettati. Gli insetti possono essere mantenuti interi refrigerati o trasformati in polvere. La farina di grillo è fatta con grilli liofilizzati e cotti al forno, per facilitarne la macinatura.

La farina di grillo ha una consistenza tipicamente “polverosa”,  un colore solitamente bruno scuro e risulta commestibile per l’uomo, igienicamente sicura edeco-sostenibile. E’ considerata un vero e proprio toccasana per l’accrescimento osseo, per la prevenzione all’anemia, per il supporto nutrizionale in gravidanza e non solo.A causa del suo costo elevato, per il momento, l’impiego di questa farina per l’alimentazione umana o animale, risulta ancora economicamente insostenibile .Se però ne consideriamo un impiego “ragionevole”, come l’integrazione di una dieta carente in proteine, con l’obbiettivo di aumentare l’ecosostenibilità della dieta umana, la farina di grillo può essere una buona soluzione.

La maggior parte degli insetti destinati all’alimentazione umana, come detto poc’anzi, senza eccezione per i grilli, contiene pochissimi grassi e, oltretutto, si avvale di una concentrazione proteica che sfiora il 60-70% della massa totale e ad alto valore biologico. Inoltre, i grilli sono ricchissimi di minerali e vitamine, come calcio, potassio, vitamina B2 ecc.  

Ad oggi, l’impiego principale della farina di grillo a livello industriale è come ingrediente di barrette proteiche; pasta; pane; tortilllas; biscotti; snack simili a chips, di composizione mista (con anche legumi e cereali) e  burger a base vegetale.

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DISBIOSI INTESTINALE SINTOMI E ALIMENTAZIONE

La disbiosi intestinale è una condizione di squilibrio microbico causata da un aumento eccessivo di batteri già presenti. Può accadere che si riducano le specie benefiche di batteri con una conseguente proliferazione di quelle dannose. Benché il microbiota abbia una notevole capacità di reazione e adattamento, esistono numerosi fattori interni ed esterni all’organismo che possono favorire lo sviluppo di disbiosi.

Le principali cause della disbiosi comprendono:

  • abitudini alimentari poco sane o presenza di una carenza nutrizionale;
  • assunzione di un trattamento farmacologico che interferisce con la crescita dei batteri buoni;
  • stile di vita sedentario o condizioni di sovrappeso;
  • stress, nervosismo, ritmi di vita sregolati e sonno insufficiente;
  • sindrome del colon irritabile o una malattia infiammatoria intestinale;
  • fumo e/o esposizione a inquinanti ambientali e tossine che possono indurre allergie o reazioni infiammatorie a livello della mucosa intestinale o dell’intero organismo.

Le manifestazioni più comuni delle disbiosi intestinali comprendono: diarrea, gonfiore, dolore addominale, meteorismo e flatulenza. La dieta ha indubbiamente una forte influenza sulla flora batterica intestinale.

Numerosi studi hanno, infatti, verificato che grazie al consumo di determinati cibi è possibile intervenire positivamente sull’equilibrio della flora batterica e sul benessere intestinale. I più noti e usati a questo scopo sono alimenti ricchi di vari tipi di lattobacilli, bifidobatteri o altri microrganismi protettivi, come lo yogurt e il kefir, ma anche alcuni formaggi, l’aceto di mele, i vegetali e i derivati della soia fermentati.

Varie ricerche hanno, inoltre, fornito indicazioni sul ruolo favorevole dei cereali integrali, del succo di mirtillo, ribes e del vino rosso che, consumati con regolarità, potrebbero promuovere l’aumento della quantità di bifidobatteri presenti nell’intestino, proteggendo l’equilibrio della flora batterica endogena.

Altri cibi di cui potrebbe essere utile aumentare il consumo per ragioni analoghe sono la cicoria, i carciofi, gli asparagi, i topinambur, le cipolle, i porri e l’aglio.

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TONSILLITE COSA MANGIARE E COSA NO

La tonsillite è un’infiammazione di origine virale o batterica a carico delle tonsille. Quando le tonsille si infiammano è spesso interessata anche la gola e possono formarsi le placche. Spesso colpiti da tonsillite sono i bambini che, quando hanno le difese basse, possono veder comparire il problema anche molto spesso soprattutto se frequentano asili e scuole.

I sintomi della tonsillite sono principalmente a carico del cavo orale: gonfiore e arrossamento delle tonsille, mal di gola, presenza di placche e di conseguenza difficoltà a mangiare e deglutire oltre che afonia. Possono però anche comparire sintomi collaterali come febbre con brividi, mal di testa, dolori addominali e mal di pancia (soprattutto nei bambini), linfonodi ingrossati e dolenti a causa dell’infezione in corso.

A seconda della causa che ha provocato la tonsillite si sceglieranno i rimedi più indicati. Se di origine batterica andranno utilizzati antibiotici mentre se la causa è di natura virale si può cercare di alleviare i sintomi con rimedi generici per il mal di gola.

Tra i migliori rimedi naturali in caso di tonsillite ci sono: Eucalipto, Miele e limone, Zenzero, Propoli e Malva.

Cosa mangiare in caso di tonsillite

Molto importante è evitare la disidratazione quindi il primo consiglio utile è certamente quello di bere molta acqua o altri liquidi a temperatura ambiente come le tisane. Utile è anche integrare la dieta con passati di verdura o brodi vegetali. Per quanto riguarda i cibi, invece, maggior sollievo si ha mangiando cose fredde e morbide quindi gelati, sorbetti, ghiaccioli, granite, creme e vellutate messe precedentemente in frigorifero o a temperatura ambiente.

Può essere utile anche servirsi di succo di limone e miele perfetti per disinfettare la cavità orale e lenire l’infiammazione oltre che di alimenti probiotici che aiutano intestino e sistema immunitario tra cui yogurt, kefir, tofu, ecc.

Tra i cibi da evitare invece ci sono: Cibi piccanti, Alcool, Caffè e Latte e latticini

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