Nutrizione – Pagina 85 – Dr.ssa Cultrera Concetta

INTOLLERANZA AL NICHEL

L’allergia al nichel è una risposta impropria del sistema immunitario a fronte della presenza nell’organismo di questo metallo molto diffuso nell’ambiente. Il sistema immunitario di chi è allergico al nichel, infatti, reagisce in modo anomalo  nel momento in cui questo metallo entra nell’organismo.

Il nichel è molto diffuso ovunque e le reazioni allergiche dovute a questo metallo  si manifestano in seguito ad un’esposizione ripetuta a oggetti che contengono nichel. Rare le forme allergiche da primo contatto.

Tra le manifestazioni sintomatologiche principali c’è sicuramente la dermatite allergica da contatto. Questa può comparire su tutte le superfici del corpo che entrano in contatti con oggetti contenenti nichel. In caso di allergia sistemica al nichel solfato, alla dermatite da contatto si possono associare anche altri sintomi quali : orticaria, eczema, prurito, eritema, disturbi della digestione.

In molti casi l’allergia al nichel potrebbe essere dovuta principalmente ad una predisposizione genetica, ma anche alcuni cibi possono provocare le manifestazioni sintomatologiche tipiche delle intolleranze alimentari.

In caso di diagnosi di allergia, il primo passo è quello di eliminare gli alimenti contenenti nichel per un periodo di tempo.  In particolare:

  • per quanto riguarda la frutta, andrebbero eliminati: albicocche, fichi, pere (sia cotte sia crude), avocado e mirtilli.
  • Tra le verdure: cavoli, spinaci, carote, pomodori, asparagi, lattuga, piselli, broccoli.
  •  Altri cibi che possono contenere nichel sono: arachidi, ostriche, aragosta, cipolle, lenticchie, farina di grano intero, avena, lievito in polvere, mais, fagioli, funghi, noci e nocciole, patate e liquirizia.
  • Andrebbero evitati, infine, anche cibi che vengono cotti o conservati in contenitori di metallo, con la sola eccezione dell’alluminio.

Per quanto riguarda la preparazione dei dolci, siccome il lievito in polvere è uno degli ingredienti che chi è allergico al nichel dovrebbe evitare, si potrebbe utilizzare come alternativa, come agente lievitante nell’impasto, il bicarbonato.

Cosa può mangiare chi è allergico al nichel?

Non tutti gli alimenti, ovviamente, contengono nichel. Tra le verdure nichel-free che possono essere consumate anche da chi è allergico a questo metallo ci sono le zucchine, le melanzane, i peperoni, i cetrioli, le barbabietole, il radicchio, l’indivia, la valeriana e i finocchi. 

Per quanto riguarda la frutta si possono consumare tranquillamente angurie, meloni, fragole, banane, uva, pesche e agrumi in generale. Può essere consumato anche il pesce, ad eccezione dei crostacei, dei mitili e della platessa.

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LE PROPRIETA’ ANTIBATTERICHE DEL CUMINO

Il cumino è una spezia originaria dell’India, le sue foglie sono di colore verde chiaro e i fiori hanno sfumature bianche e rosa. I semi del cumino ricordano quelli del finocchio, sono infatti allungati e si caratterizzano per il sapore intenso e alquanto piccante. E’ ricco di proteine, fibre, vitamine e sali minerali: Ferro, Magnesio, Calcio, Fosforo, Rame, Zinco, Potassio, Selenio, Manganese, Sodio.

E’ un vero e proprio alleato della salute. I suoi benefici sono numerosi tra questi:

  • Ha un’azione antinfiammatoria: i flavonoidi contenuti nell’olio ricavato da questa spezia riducono le citochine pro-infiammatorie la cui attività è spiccata in disturbi quali la sindrome del colon irritabile e le malattie infiammatorie intestinali.
  • Ha virtù antibatteriche e antimicrobiche: il cumino ha proprietà antimicotiche e antibatteriche che agiscono soprattutto contro la candida e l’Helicobacter pylori.
  • Ha un potere antiossidante: il selenio e i flavonoidi contenuti al suo  interno combattono l’azione dannosa dei radicali liberi.
  • Ha proprietà antitumorali:  i semi di cumino possiedono proprietà antitumorali.
  • Contrasta l’ipercolesterolemia: il cumino diminuisce i  livelli di colesterolo cattivo e i trigliceridi nelle donne obese e in sovrappeso.
  • Utilizzato per contrastare l’anemia: Contiene una buona quantità di ferro e di vitamina C che svolgono un ruolo importante nel rafforzamento del  sistema immunitario. La vitamina C, inoltre, ha proprietà antiossidanti in grado di portare benefici a tutto l’organismo.
  • Stimola la digestione: sotto forma di decotto, soprattutto se associato ad altri rimedi fitoterapici (semi di finocchio, carciofo, coriandolo, cardamomo), allevia i sintomi della cosiddetta cattiva digestione (dolore allo stomaco, senso di pienezza, eruttazioni frequenti). Inoltre favorisce l’eliminazione dei gas intestinali.
  • Facilita il dimagrimento: questa pianta è detta termogenica poiché, stimolando il metabolismo, fa bruciare grasso e calorie più in fretta.
  • Utile se si soffre di emorroidi: Gli oli essenziali presenti nel cumino  agiscono come un lassativo naturale, aiutano a curare infezioni o ferite nel sistema escretore e alleviano le emorroidi.

Il cumino deve essere evitato in caso di allergia accertata allo stesso, durante la gravidanza, se si soffre di epatopatie, se si assumono farmaci fotosensibilizzanti e terapie ormonali.

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PERCHE’ MANGIARE LE FAVE ?

Le fave sono dei legumi che possiedono molteproprietà , sono ricche di  fibre alimentari, vitamine, minerali e composti fenolici con proprietà antiossidanti.  Sono molto indicate  per la nostra alimentazione in quanto possiedono molti benefici e sono ottime da ingerire sia cotte sia crude.

 Aiutano a contrastare i sintomi di malattie degenerative di vario genere, come alcune patologie cardiovascolari e infiammatorie e le sue foglie hanno effetti benefici infatti vengono essiccate e usate per stimolare la diuresi.

PERCHE’ FA BENE MANGIARE LE FAVE?

Hanno proprietà depurative e diuretiche: contengono molta fibra, ideale per regolarizzare il movimento intestinale e la formazione delle feci, agevolando la rimozione di scorie e tossine.  Sono anche diuretiche, poiché la significativa porzione di acqua che contengono sostiene la funzionalità renale. Per questo motivo, sono consigliate anche in caso di ritenzione idrica.

Abbassano il colesterolo: grazie all’alto contenuto di fibre, sono ideali per stabilizzare il livello di colesterolo nel sangue. Inoltre, in virtù dei diversi elementi nutritivi che contengono, le fave sostengono la salute cardiovascolare.

Aiutano a prevenire il diabete: sempre grazie alle fibre vegetali, le fave contribuiscono a regolarizzare i livelli di zuccheri presenti nel sangue, in maniera da prevenire il diabete. Inoltre, grazie al loro contenuto di fibre, possono ridurre il rischio di infarto e ictus.

Hanno un’ottima azione benefica sul cervello: contengono un amminoacido intermedio molto utile nella prevenzione del morbo di Parkinson.

Aiutano a mantenersi in forma: avendo un ridotto contenuto di grassi ed essendo invece ricche di proteine e fibre vegetali, le fave sono perfette per essere inserite nella dieta di tutti i giorni e per mantenere delle abitudini alimentari equilibrate e sane.

Sono utili per prevenire l’artrite e l’osteoporosi: le fave sono ricche di manganese, un minerale che supporta il funzionamento del sistema nervoso, endocrino e immunitario. Inoltre, il manganese è indispensabile per la produzione di un fondamentale enzima antiossidante.

Rendono la pelle più luminosa: la vitamina A contenuta nelle fave è l’ideale per rendere la pelle sana e radiosa. Inoltre, la vitamina A aiuta lo sviluppo delle ossa e contribuisce alla corretta funzionalità della vista.

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MORBO DI PARKINSON ATTENZIONE ALLE PROTEINE ANIMALI

Per chi soffre di malattia di Parkinson non ci sono dei veri e propri schemi alimentari specifici, ma bisogna fare attenzione a limitare l’assunzione di proteine animali. Una dieta sana, bilanciata, commisurata al fabbisogno calorico e nutrizionale individuale è indispensabile per il benessere di chiunque a qualunque età, ma diventa ancora più importante in presenza di malattie croniche che impongono all’organismo richieste specifiche.

Nel caso della malattia di Parkinson, l’alimentazione, infatti, diventa un vero e proprio componente della terapia e seguire una alimentazione adeguata può aiutare a  migliorare l’efficacia dei trattamenti farmacologici e a ridurre alcuni fastidi.

Le proteine, animali e vegetali, sono senz’altro un macronutriente prezioso perché gli aminoacidi che contengono sono necessari per il rinnovamento di cellule e tessuti, per la produzione degli ormoni e per il mantenimento della massa muscolare, tuttavia, chi soffre di malattia di Parkinson, deve mangiare cibi proteici con una certa cautela e non abusarne  perché alcuni degli aminoacidi che contengono possono interferire con l’assorbimento intestinale e l’azione terapeutica della levodopa, principio attivo del trattamento anti-Parkinson.

A creare problemi sono, in particolare, gli aminoacidi “aromatici” ossia fenilalanina, isoleucina, leucina, tirosina, triptofano e valina. Questi aminoacidi sono contenuti principalmente nelle proteine di origine animale, ossia nella carni rosse e bianche, nel pesce, nelle uova e nei latticini: tutti alimenti che andranno, quindi, consumati in piccole quantità e sostituiti il più possibile con fonti proteiche vegetali.

In generale, per una persona con Parkinson è ritenuta adeguata una dieta composta dal 12-15% di proteine, 25-30% di grassi (preferibilmente oli vegetali), 55-60% circa di carboidrati (pane, pasta, riso, cereali, biscotti ecc.).

Un problema tipico della malattia di Parkinson riguarda inoltre la stitichezza, dovuta in parte alla patologia in sé e in parte alla tendenziale sedentarietà che ne consegue. Per contrastarla, la strategia migliore è:

  • assumere liquidi in abbondanza e fibre vegetali, attraverso il consumo regolare di frutta e verdura. Tra le bevande, è possibile inserire anche il tè e 1-2 caffè al giorno.
  • Fare attenzione alla consistenza dei cibi. Soprattutto nelle fasi più avanzate della malattia di Parkinson deglutire correttamente può diventare complicato. Per questo motivo è consigliabile scegliere cibi morbidi e umidi, facili da masticare e da ingerire, e riservare ai pasti il tempo e la calma necessari.
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